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TERRITORIO

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I borghi di Teano

- Borgonuovo (185 m s.l.m. - 259 ab.)
- Cappelle (278 m - 92 ab.)
- Casamostra (250 m - 292 ab.)
- Carbonara (262 m s.l.m. - 302 ab.)

Carbonara, ha origini molto antiche che risalgono al periodo delle lotte fra i Sidicini e gli Aurunci per il predominio del territorio.
Il paese certamente deve il suo nome al mestiere del carbonaio, una volta molto diffuso assieme a quello del boscaiolo, in seguito alla presenza di un bosco di oltre 120 are, il "Bosco Paradiso" oggi trasformato in castagneto. Di tale bosco resta come simbolo una grande quercia spagnola (Quercus crenata), ibrido tra cerro e quercia da sughero, la cui circonferenza del tronco supera i 6 m e secondo la tradizione avrebbe più di 400 anni.
I carbonaresi, fino agli anni '80 erano molto legati economicamente a questo bosco dove svolgevano la loro attività di boscaioli, dal quale si ricavavano in grande quantità legna e carbone. La presenza di un'ultima famiglia di carbonai, i Vallo provenienti da Grottabbondante (Isernia), si fa risalire agli anni 1990-1991.
Sulla vicina collina di Monte Lucno sorge il santuario dedicato alla Madonna di Costantinopoli e il monastero, ora diroccato, ove nell'883 si rifugiarono i monaci dell'abbazia di Montecassino.

- Casafredda (375 m - 426 ab.)

Casafredda è situata sulla strada provinciale che porta a Roccamonfina. Circondata da castagneti secolari é divisa in cinque contrade: Preta, Truoppo, Criscio, Corteciceri e Orsa.
Vi si trova una chiesa costruita nel 1720 e dedicata a San Pietro, patrono del paese. Il campanile di epoca più recente (1957) ha sostituito la vecchia torretta campanaria posta sulla chiesa.
Anticamente il paese originario era Preta, che ancora oggi mostra i resti delle mura di cinta e delle porte di accesso delimitate da archi.

- Casale (285 m - 362 ab.)

Casale si trova a nord di Teano, in una zona collinare ricca soprattutto di castagneti, vigneti e uliveti.
Secondo la toponomastica il nome "Casale" avrebbe chiare origini storiche e risalirebbe al IV - III sec. a.C. allorquando, durante le lotte di predominio tra gli Aurunci e i Sidicini, alcuni di questi avrebbero abbandonato il centro per trovare rifugio nelle zone circostanti ove avrebbero costruito i primi "casali".

- Casi (252 m - 473 ab.)

L'abitato di Casi, ubicato ad ovest di Teano e probabile sede di un pagus del territorio sidicino, si trova ai piedi dell'omonimo monte ed è sovrastato da una cupola di tufo tefritico appartenente ad una bocca della cinta calderica del complesso vulcanico di Roccamonfina. In seguito alle ultime manifestazioni vulcaniche, l'area fu interessata da fenomeni effusivi che determinarono l'accumularsi di strati di ignimbrite trachifonolitica, ossia tufo grigio campano.
Storicamente è famosa per il cosiddetto "Grottone" a quota 260 m s.l.m., un'enorme cavità artificiale aperta in un banco di piperno. Con molta probabilità da questa cava sono stati estratti i blocchi per la realizzazione della cinta muraria di Teano.
Poco ad est del paese di Casi, in località “Acciariello” nelle vicinanze di un corso d'acqua e di un'antica strada che volge in direzione di Teano, s'intravede tra la vegetazione una grande parete verticale di tufo dai toni giallastri. Non è da escludere che l'estrazione del tufo sia proseguita in epoca romana e nel Medioevo, comunque è certo che gli ultimi materiali da essa cavati sono stati quelli impiegati nella ricostruzione della cattedrale romanica di Teano e della curia vescovile, ambedue devastate dai bombardamenti dell'ultimo conflitto mondiale.

- Cipriani (168 m - 121 ab.)
- Fontanelle (330 m - 397 ab.)

Secondo le tradizioni locali, la zona sarebbe stata abitata da Sidicini. Nelle campagne è stata ritrovata una stele risalente al II sec. a.C. con un'iscrizione osca di un certo Numerius Cattius, attualmente esposta nel Museo archeologico di Teano.
Il territorio è attraversato dalla "via Adriana", che metteva anticamente in comunicazione la via Appia e la via Latina Le tracce dei romani le ritroviamo ancora oggi nei resti della via Adriana, che collegava la via Appia alla via Latina.
La leggenda di "Centofinestre" racconta di una sontuosa villa sidicina ricca di fontane (da cui probabilmente nacque il nome del paese).

- Furnolo (338 m - 318 ab.)

Il paese ha origini molto antiche. Il perché di questo nome sembra che sia dovuto, secondo alcune leggende, alla zona vicina al Savone che ancora oggi si chiama Boccaladroni, dove c'era un covo di ladri. Gli abitanti del luogo, chiamarono il paese così, perché non volevano ladri nel loro territorio (dal latino fur-furis = ladro; nolo = non voglio). Dista da Teano circa 5 km ed è formata da 3 borghi: Furnolo, Gloriani e Chiovari, che è la più antica e mostra ancora costruzioni medioevali. Il territorio si estende sul Monte Lucno (mons a lux noetis - monte della luce di notte) ex vulcano che fino al IV sec. d.C. illuminava col suo cono eruttivo le notti delle antiche genti Sidicine. Il terreno fertile ed il clima mite permettono la coltivazione del castagno, dell'ulivo, del nocciolo e del ciliegio.

- Gloriani (299 m - 25 ab.)
- Magnano (350 m - 55 ab.)
- Maiorisi (71 m - 75 ab.)
- Pugliano (167 m - 547 ab.)

Pugliano è situata a SW di Teano, con quasi 600 abitanti sparsi su un buona fetta di territorio, nota nell'hinterland per la coltura dell'olivo e la produzione di olio, oltre che ad una discreta estensione di frutteti (in particolare pesche e ciliegie). L'etimologia stessa del nome, anche se incerta e poco attendibile (dal latino polluo = macchiare, insozzare, lordare), potrebbe riferirsi alla proprietà di ungere caratteristica dell'olio.
Molto scarse e poco attendibili le notizie storiche inerenti alle origini di Pugliano. Indubbiamente Pugliano deve essere sorta come insediamento rurale per quanti, agricoltori e non, dovendo raggiungere le postazioni lavorative, preferirono stabilirsi sul posto evitando in questo modo il pendolarismo. Di fatto essa è sorta come fusione di due borgate (ancora oggi ben individuabili), Borgo e Casa Gigli. La prima, posta più a N e più in basso rispetto all'altra, è leggermente più abitata e conserva alcune tracce architettoniche databili intorno alla seconda metà del '700. Nella seconda, esposta a S e più in alto al confine con San Marco, sono presenti alcune strutture risalenti ad un periodo precedente (seconda metà del '600).
Tra le varie strutture spicca la cappella dedicata a “Maria SS. degli Angeli” di proprietà di una congrega ormai estinta, posta sul corso e recentemente restaurata grazie alla buona volontà e l'impegno dei puglianesi che hanno voluto riportarla al suo vecchio splendore. La cappella non è molto grande (quasi 30 metri quadri) e prima del restauro era un rudere fatiscente. Nel periodo della seconda guerra mondiale e dell'immediato dopoguerra, essa era assiduamente frequentata per celebrazioni di culto (vista l'inagibilità dell'attuale chiesa parrocchiale), diventando così il cuore stesso della borgata. Salendo verso Casa Gigli è possibile notare quello che rimane della residenza episcopale, fatta costruire dal vescovo Broya verso la metà del '600 per la permanenza estiva degli alti prelati, godendo della frescura unita ad uno splendido panorama. Più avanti c'è la casa della famiglia Gigli (dal quale prende il nome la borgata) i quali la passarono ai loro fattori, la famiglia Messa. Attualmente lo stabile è in stato di abbandono e anch'esso rischia di andare in frantumi. Scendendo verso San Marco è possibile vedere il vecchio frantoio che era in passato centro di attività per tutta la borgata, nonché il simbolo stesso dell'intera frazione.

- San Giulianeta (100 m - 113 ab.)
- San Giuliano (270 m - 121 ab.)

San Giuliano sorse verso il X secolo a causa, come quasi tutte le altre frazioni, delle diverse invasioni barbariche, tra cui quella dei Saraceni o Musulmani. Questi dimorarono per oltre 40 anni presso il Garigliano, depredando l'agro Teanese e Capuano. A tali invasioni si aggiunsero anche la peste e gli incendi, specie quello del 1063, che uccise mezza città. Quindi la maggior parte degli abitanti Sidicini cercarono rifugio sui colli e nelle campagne, ed in luoghi meno accessibili a queste orde devastatrici.
San Giuliano è attraversata dalla via Adriana, e giace in amena ed incantevole posizione topografica, da cui si ammira tutta l'estesissima pianura campana, il mar Tirreno, il Vesuvio, i Camaldoli, le città di Capua, Santa Maria Capua Vetere e Caserta, nonché le isole di Ischia, Procida, Capri e Nisida. La maggior parte di questa borgata è edificata sopra ruderi di antiche fabbriche, ed ivi sono stati dissotterrati molti oggetti di terracotta come pignatte, ziri, anfore, lucerne, vasi etruschi di varia forma, ampolline di vetro ed anche diverse monete romane. La Chiesa Parrocchiale è stata probabilmente costruita fra il '500 ed il '600, poiché le due campane della Chiesa furono fuse una nel 1618 (la più piccola) e l'altra nel 1620 (che poi si ruppe nel 1896), riportante la scritta Sancte Iuliane ora pro nobis.
Le risorse del paese sono l'allevamento di animali e la coltivazione di cereali, vite, olive, castagne, arance. Siccome giaceva in stato di abbandono non avendo comunicazione con Teano nè vie trafficate dal commercio, nel 1857 per ordine del Re Ferdinando II venne costruita l'attuale strada, rimanendo così il villaggio giusto a metà fra Teano e Sessa Aurunca.

- San Marco (175 m - 624 ab.)

Il primo insediamento stabile di cui si hanno notizie è quello di alcune ville romane di cui si possono ancora rinvenire delle tracce. Esse dovevano essere abbastanza grandi, con numerosi schiavi e in posizione panoramica. La prima si trova in località "Acquaruoli" e ne resta solo l'antica cisterna. L'altra si trova in località "Pergola" e la sua cisterna ha dato luogo alla leggenda della grotta dei briganti.
Durante le invasioni barbariche, i boschi e la sommità delle colline offrirono qualche rifugio alla popolazione della zona. Nel '600, sotto la dominazione degli spagnoli ci fu un certo risveglio, portato in paese dai monaci che costruirono i due conventi di "Meduni" e della "Masseriola". Il primo è stato spianato dopo la vendita da parte dei proprietari e, nello scavo, vennero trovati due sarcofagi in terracotta (poi distrutti), oggi resta solo una parte della grotta che fungeva da frantoio per le olive. Il secondo, fortunatamente, è in buono stato di conservazione con gli splendidi affreschi della chiesetta del convento.
Anche la chiesa parrocchiale è dello stesso periodo. Infatti le prime notizie su di essa risalgono al 1614. Il campanile è di epoca recente, venne fatto costruire dopo il 1800 dal sacerdote don Giacomo Messa, mentre su una delle campane è incisa la data del 1748. Ciò farebbe pensare che precedentemente ci sia stato un campanile più piccolo. Le navate della chiesa sono attualmente tre, la centrale è più ampia, forse perché era la sola esistente in origine, alla quale man mano si sarebbero aggiunte le altre due. San Marco sorge su alcune colline al margine del gruppo vulcanico di Roccamonfina. Tale gruppo montuoso, che culmina nel monte Santa Croce (1006 m), è di origine sottomarina e iniziò la sua attività nell'Era Terziaria (circa 50-60 milioni di anni fa). L'accumulo di materiale eruttivo e il movimento della crosta terrestre fecero emergere l'intera zona e le eruzioni continuarono per quasi tutta l'Era Quaternaria, estinguendosi definitivamente qualche millennio prima dell'Era storica. Le eruzioni del cratere laterale nel monte Supraro (507 m) affiorano con rocce basaltiche in località Acquaruoli e nella collina di Pergola. Nelle valli e nella pianura di Maiorisi si trovano numerosi banchi di tufo e scorie vulcaniche che si sono consolidate degli strati inferiori. Vi sono poi sovrapposte, specialmente nelle zone pianeggianti, formazioni sedimentarie e alluvionali di epoca più recente. I terremoti, le sorgenti minerali e le mofete sono residue manifestazioni dell'attività vulcanica.
Il territorio, dai 50 m s.l.m. del fosso di Francolise in cui scorre il Savone, che lo cinge a sud, si estende verso nord ed est prima con la pianura di Maiorisi e poi si eleva verso San Marco culminando nella panoramica collina degli Acquaruoli (250 m).

- Santa Maria Versano (224 m - 225 ab.)
- Taverna Zarone (158 m - 82 ab.)
- Teano Scalo (76 m - 468 ab.)
- Tranzi (90 m - 73 ab.)
- Tuoro (333 m - 120 ab.)

- Versano (255 m - 311 ab.)

Versano è una delle frazioni più popolate ed estese del comune di Teano. Le scuole, infatti, sono frequentate non solo dai bambini che abitano il centro, ma anche da quelli delle frazioni vicine.
L'economia si basa principalmente sull'agricoltura e sull'artigianato. La sua superficie territoriale, ampia e articolata, vede il rigoglire di ogni tipo di coltura: dai boschi del monte "Paradiso" alle terre cerealicole delle zone pianeggianti, dagli uliveti ai funghi e agli ineguagliabili grappoli d'uva.

   
   
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